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		<title>Le scuole cattoliche non paghino</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Feb 2012 16:47:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il “colpo” dell’Ici sugli immobili in parte commerciali era atteso. Se lo aspettava il quotidiano dei vescovi Avvenire, se lo aspettava il Vaticano, ne erano al corrente i politici cattolici. Che, come Pierferdinando Casini, hanno fatto di necessità virtù limitandosi a dire: “E’ giusto che tutti paghino le tasse”. Il giorno dopo il decreto, però, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilportalecattolico.wordpress.com&amp;blog=29844494&amp;post=434&amp;subd=ilportalecattolico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilportalecattolico.files.wordpress.com/2012/02/scuola-cattolica.jpg" target="_blank"><img class="alignleft  wp-image-435" title="scuola-cattolica" src="http://ilportalecattolico.files.wordpress.com/2012/02/scuola-cattolica.jpg?w=111&#038;h=92" alt="" width="111" height="92" /></a>Il “colpo” dell’Ici sugli immobili in parte commerciali era atteso. Se lo aspettava il quotidiano dei vescovi Avvenire, se lo aspettava il Vaticano, ne erano al corrente i politici cattolici. Che, come Pierferdinando Casini, hanno fatto di necessità virtù limitandosi a dire: “E’ giusto che tutti paghino le tasse”. Il giorno dopo il decreto, però, è quello in cui si legge nelle pieghe del testo, si cerca di capire chi pagherà davvero e quanto.</p>
<p><span id="more-434"></span></p>
<p>E la questione, di conseguenza, diventa subito quella delle scuole paritarie: la nuova Imu, loro, la dovranno pagare? La reazione, dal Pdl e dal mondo cattolico, è pressoché unanime: “Monti non metta le mani in tasca alle scuole”. Cambiano i toni, non la sostanza. C’è chi, come il segretario nazionale dei Salesiani don Alberto Zanini annuncia la fine: ‘L’Imu ci obbliga alla chiusura”. ”Gia’ adesso stiamo vendendo le case di don Bosco per pagare la messa in sicurezza degli edifici, se il governo ci tartassa pure con questa imposta iniqua dovremo chiudere le nostre scuole, licenziare gli insegnanti”.</p>
<p>”Le scuole cattoliche – spiega don Zanini – fanno risparmiare allo Stato 5 miliardi di euro all’anno. Se devono pagare l’Imu sarebbero in gran parte costrette a chiudere. Quindi per il governo non sarebbe un un nuovo provento ma la fine di un risparmio”. Il responsabile Scuola dei Salesiani lamenta poi che nei confronti delle scuole cattoliche vi e’ una ”doppia discriminazione” in quanto ”gia’ vittime di una discriminazione: mentre l’Europa riconosce il servizio pubblico delle scuole cattoliche paritarie e paga docenti e strutture, anche negli ex Paesi comunisti, l’Italia discute se tassare preti e suore che tengono aperte le scuole. Cosi’ le famiglie sono costrette a pagare una retta per esercitare il diritto di scelta”. ”Arriviamo al paradosso – aggiunge – che le scuole cattoliche non costano nulla allo Stato e devono pagare le strutture statali. Ma quale parita’ allora tra scuole statali e cattoliche paritarie? Qualcuno conosce il principio di sussidiarieta’?”.</p>
<p>Sulla stessa linea anche Avvenire.  Un ”emendamento utile e che crea giuste attese”, definisce Avvenire il provvedimento del governo Monti su Ici e <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/" target="_blank">non-profit</a>, esprimendo pero’ dubbi sui possibili rischi per il mondo delle scuole cattoliche. ”L’emendamento ha chiarito tutto cio’ che c’era da chiarire? In parte – scrive il quotidiano della Cei in un editoriale -. Rispetto al passato sembra cambiare poco. Per gli immobili a uso commerciale si paghera’ domani come si pagava ieri. Chi evadeva l’imposta avra’ meno scappatoie. Ma soprattutto un ente non profit, quando svolge in un suo immobile un’attivita’ solo parzialmente commerciale, pagherà l’imposta non per l’intero immobile, ma per la parte adibita ad attivita’ commerciale”. Secondo Avvenire, tuttavia, ”alcuni, nel mondo del ‘senza fine di lucro’, potrebbero restare ancora con il fiato sospeso”. ”Il caso piu’ evidente – spiega – e’ quello delle scuole paritarie, non statali, che svolgono un servizio pubblico. Il caso evidentissimo e’ quello delle innumerevoli scuole dell’infanzia, che gia’ oggi vivono di stenti (non pochi <a href="http://pellegrinaggi.wordpress.com/" target="_blank">parroci</a> e non poche associazioni che le tengono in piedi sono allo stremo), pur essendo in molti piccoli centri l’unica realta’ a disposizione delle comunita’ locali (strumento di solidarieta’, ed esemplare applicazione del principio costituzionale di sussidiarieta’)”. ”Un’imposta in piu’ sarebbe per loro il colpo di grazia – sostiene il giornale dei vescovi -. Chi si occuperebbe di quei bambini, chi darebbe risposta abbordabilissima alle attese delle loro famiglie?”. Piu’ in generale, aggiunge, ”e’ il caso degli innumerevoli servizi che il non profit – cattolico e di ogni fede, orientamento, colore… – svolge in Italia a servizio della collettivita’. Servizi pubblici che comportano forme di ‘attivita’ commerciale’, ossia soldi che entrano ed escono, com’e’ inevitabile quando si erogano servizi”. ”La solidarieta’ e la sussidiarieta’ saranno tassate? – chiede infine <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/" target="_blank">Avvenire</a> -. Sarebbe un autogol, una forma di autolesionismo tanto smaccata che neppure vogliamo pensarci”</p>
<p>Compatto, nel chiedere che le scuole non paghino l’Ici è anche il Pdl. Per primo parla Maurizio Gasparri: ”Le decisioni sull’Ici riguardante le attivita’ commerciali che fanno riferimento ad <a href="http://coralescecilia.wordpress.com/" target="_blank">organizzazioni cattoliche</a> e alla Chiesa erano attese. Ovviamente va chiarito che le attivita’ di assistenza, carita’ e istruzione hanno una finalita’ che non e’ commerciale. Sarebbe errato penalizzare chi si occupa di poveri o di educazione”. Analoga la presa di posizione di Maurizio Lupi:  ”Saranno tassate anche solidarieta’ e sussidiarieta’? Il governo chiarisca. Sarebbe inaccettabile che un asilo nido parrocchiale, che svolge da sempre funzione pubblica, pagasse l’imu. Pensate , qualora quell’asilo chiudesse, a quali costi il comune dovrebbe fare fronte. E’ una questione di civilita’, non di privilegi’. La questione, insomma, sembra da chiarire. La sensazione, però, è che quello delle scuole parificate sia un gradino scivoloso per Mario Monti.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilportalecattolico.wordpress.com/434/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilportalecattolico.wordpress.com/434/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilportalecattolico.wordpress.com/434/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilportalecattolico.wordpress.com/434/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilportalecattolico.wordpress.com/434/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilportalecattolico.wordpress.com/434/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilportalecattolico.wordpress.com/434/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilportalecattolico.wordpress.com/434/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilportalecattolico.wordpress.com/434/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilportalecattolico.wordpress.com/434/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilportalecattolico.wordpress.com/434/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilportalecattolico.wordpress.com/434/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilportalecattolico.wordpress.com/434/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilportalecattolico.wordpress.com/434/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilportalecattolico.wordpress.com&amp;blog=29844494&amp;post=434&amp;subd=ilportalecattolico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Amore vero: nota di un medico</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 10:53:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Erano circa le 8.30 di una mattinata intensa quando un anziano signore ottantenne è arrivato per far rimuovere i punti dal suo pollice. Disse subito che era di fretta perché aveva un appuntamento alle 9.00. Presi nota dei suoi dati e lo invitai a prendere posto. Sapevo che ci sarebbe voluto più di un&#8217;ora prima [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilportalecattolico.wordpress.com&amp;blog=29844494&amp;post=426&amp;subd=ilportalecattolico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilportalecattolico.files.wordpress.com/2012/02/unione-tra-due-vecchi-amori_zoom.jpg"><img class="alignleft  wp-image-427" title="unione-tra-due-vecchi-amori_zoom" src="http://ilportalecattolico.files.wordpress.com/2012/02/unione-tra-due-vecchi-amori_zoom.jpg?w=108&#038;h=71" alt="" width="108" height="71" /></a>Erano circa le 8.30 di una mattinata intensa quando un anziano signore ottantenne è arrivato per far rimuovere i punti dal suo pollice. Disse subito che era di fretta perché aveva un appuntamento alle 9.00. Presi nota dei suoi dati e lo invitai a prendere posto. Sapevo che ci sarebbe voluto più di un&#8217;ora prima che qualcuno potesse occuparsi di lui. Lo vidi controllare l&#8217;orologio ansiosamente per tutto il tempo e poi decisi di valutare io stesso la sua ferita dal momento che non ero occupato con altri pazienti. All&#8217;esame la ferita risultava ben guarita.</p>
<p><span id="more-426"></span>Parlai con uno dei medici per ottenere il materiale per rimuovere i punti di sutura e lo feci, ma mentre mi stavo prendendo cura di lui è iniziata una conversazione. Gli domandai se avesse un altro appuntamento medico in seguito, se era per questo che aveva così tanta fretta. Il signore mi disse di no e rispose che doveva andare alla <a href="http://montecorriere.wordpress.com/infocosaro/informazioni-varie/" target="_blank">casa di cura</a> per far colazione con sua moglie.</p>
<p>Mi informai della sua salute. Mi disse che era nella casa di cura da tempo, essendo una vittima del morbo di <a href="http://pellegrinaggi.wordpress.com/2011/08/27/testimonianza-di-kathy-jones-su-medjugorje/" target="_blank">Alzheimer</a>. Sondai ulteriormente la questione chiedendo se la moglie si sarebbe molto alterata per il suo ritardo. Mi rispose che la donna non sapeva più chi lui fosse, non era in grado di riconoscerlo da cinque anni. Sorpreso gli chiesi: &#8220;E va ancora ogni mattina, anche se lei non sa chi sei?&#8221; L&#8217;uomo sorrise e batté la mano e disse: &#8220;Mia moglie non mi conosce, ma io so ancora chi lei è.&#8221;</p>
<p>Ho dovuto trattenere le lacrime mentre se ne andava. Ho avuto la pelle d&#8217;oca sul braccio, e ho pensato &#8220;Questo è il tipo di amore che voglio nella mia vita.&#8221; Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l&#8217;accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilportalecattolico.wordpress.com/426/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilportalecattolico.wordpress.com/426/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilportalecattolico.wordpress.com/426/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilportalecattolico.wordpress.com/426/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilportalecattolico.wordpress.com/426/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilportalecattolico.wordpress.com/426/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilportalecattolico.wordpress.com/426/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilportalecattolico.wordpress.com/426/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilportalecattolico.wordpress.com/426/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilportalecattolico.wordpress.com/426/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilportalecattolico.wordpress.com/426/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilportalecattolico.wordpress.com/426/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilportalecattolico.wordpress.com/426/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilportalecattolico.wordpress.com/426/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilportalecattolico.wordpress.com&amp;blog=29844494&amp;post=426&amp;subd=ilportalecattolico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Di qui passo&#8217; Francesco</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 21:39:08 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://ilportalecattolico.wordpress.com/2012/02/02/di-qui-passo-francesco/"><img src="http://img.youtube.com/vi/xAS4_W2qEWM/2.jpg" alt="" /></a></span>
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		<title>Irina Sendler, il sorriso di un angelo</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 21:16:59 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://a5.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc7/p480x480/394054_295287207187490_152390761477136_763809_1093002782_n.jpg" alt="" width="111" height="147" />L’orco nei campi di sterminio faceva sentire la sua voce, nei pianti e nelle preghiere  di donne, uomini e bambini ebrei e di altre etnie che diventavano cenere nel suo stomaco di fiamme, in pochissimo tempo, mentre il suo fumo, denso di anime, in continuazione, saliva in spire verso il cielo. Irina Sendler, in quanto tedesca, aveva quasi da subito avuto la terribile certezza di quelli che erano i piani nazisti nei confronti del popolo ebraico.</p>
<p><span id="more-419"></span></p>
<p>Nel 1939 con l’aiuto di altri collaboratori aveva salvato da morte certa 3000 famiglie, fornendole di passaporti falsi. Nel 1942  decise, infine, di entrare nel movimento clandestino, Zegota, che le affidò il delicato compito di strappare alla morte il maggior numero possibile di bambini . La Sendler si dedicò all’incarico affidatole con cuore e grande intelligenza. Possiamo quasi vederla mentre, approfittando dell’incarico di idraulica specializzata, entra nel <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/polonia/auschwitz" target="_blank">Ghetto</a>, serena, per svolgere un lavoro e, nel contempo, prendere i neonati per nasconderli nella cassetta degli attrezzi e poi, con i battiti del cuore che accompagnano i suoi passi, procedere verso la salvezza sua e dei piccini. I ragazzini più adulti li nascondeva invece in sacchi di tela juta.</p>
<p>Nel furgone, dove ad uno ad uno li portava, lasciava un cane, che latrava all’avvicinarsi di chiunque. Quei latrati nascondevano eventuali pianti o rumori, scoraggiando chi avesse voluto avvicinarsi troppo, scoraggiando anche i soldati nazisti. Per ricordare l’identità dei bambini rinchiudeva in piccoli vasetti di marmellata, la cui dolcezza si era persa in altre bocche, tanti fogli con su scritti accanto ai nuovi nomi cristiani quelli veri, sia dei piccoli che delle loro famiglie di  origine. I battiti del cuore dovevano essere impazziti quando la Gestapo il 20 ottobre 1943 la fermò, imprigionandola per interrogarla e scoprire dove avesse nascosto i piccini. Quella <a href="http://pellegrinaggi.wordpress.com/" target="_blank">donna coraggiosa</a> riuscì a resistere anche alle torture, senza parlare.</p>
<p>Fu picchiata selvaggiamente e le spezzarono le gambe, lasciandole per il resto della vita un ricordo indelebile nell’anima e nel corpo. A tanto dolore rispose con il silenzio, non una parola sui nomi dei bambini e sui collaboratori. Condannata a morte fu salvata dai compagni del movimento Zegota, che riuscirono a corrompere l’ufficiale nazista che avrebbe dovuto ucciderla. Instancabile proseguì nella propria opera e, dopo la liberazione della <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/polonia" target="_blank">Polonia</a>, grazie ai foglietti occultati nei barattoli di vetro,  sotto una pianta del giardino, riuscì a far ricongiungere i bambini alle proprie famiglie, se sopravvissute allo sterminio. Negli altri casi si adoperò affinché le loro sistemazioni diventassero definitive e sicure. Terminata la <a href="http://montecorriere.wordpress.com/infocosaro/cenni-storici/" target="_blank">guerra</a> il regime polacco, non essendo lei comunista,  la minacciò e, durante un duro interrogatorio, perse il bambino che attendeva.  Proposta per il premio nobel per la pace non fu nominata. In una lettera al Parlamento Polacco scrisse: “ Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria” .</p>
<p><strong>Irina Sendler &#8211; Varsavia 1910-2008</strong></p>
<p>Patrizia Vindigni</p>
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		<title>Io, da spacciatore a sacerdote</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 14:54:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da ragazzo non sono stato uno stinco di santo, anzi. Ho vissuto un’adolescenza spericolata e ho rischiato grosso. Grazie a Dio mi sono salvato: non è un modo di dire. A 12 anni le prime sigarette, per sentirmi grande e per il gusto del proibito. Poi i superalcolici e le canne, a 14 anni erano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilportalecattolico.wordpress.com&amp;blog=29844494&amp;post=414&amp;subd=ilportalecattolico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://blog.ok-salute.it/salute-storie-lettori/files/2012/01/Dichiera-Roberto200.jpg" alt="" width="104" height="130" />Da ragazzo non sono stato uno stinco di santo, anzi. Ho vissuto un’adolescenza spericolata e ho rischiato grosso. Grazie a Dio mi sono salvato: non è un modo di dire. A 12 anni le prime sigarette, per sentirmi grande e per il gusto del proibito. Poi i superalcolici e le canne, a 14 anni erano già un’abitudine. Ero in cerca di sensazioni forti, cercavo la trasgressione e pensavo solo a divertirmi. Non avevo ideali, ambizioni.</p>
<p><span id="more-414"></span></p>
<p>Dopo le medie ho chiuso con la scuola e mi sono arrangiato con piccoli lavoretti. Aspettavo con ansia il fine settimana per andare in giro a sballarmi. Frequentando i rave-party e le discoteche più eccessive ho iniziato a farmi di altro, gli spinelli non mi bastavano più. Mi sono messo anche a spacciare: ero il punto di riferimento di tanti ragazzi che, come me, cercavano una dose effimera di felicità, lo stordimento, una scarica di emozioni fasulle. Ho usato di tutto, tranne l’eroina: ecstasy, acidi, <a href="http://www.ok-salute.it/salute/dizionario/medico/cocaina.shtml" target="_blank">cocaina</a>, perfino il popper, un solvente che si inala. Mi sentivo forte, padrone del mondo, non avevo paura di finire male o di essere arrestato. In fondo, sapevo di essere diventato dipendente, ma avevo la consapevolezza (sbagliata) di poter controllare il consumo e non avevo nessuna intenzione di smettere. La <a href="http://www.ok-salute.it/salute/dizionario/medico/droga.shtml" target="_blank">droga</a> è così, ti avvolge in una spirale da cui è sempre più difficile uscire, e spesso ti annienta.</p>
<p>Ogni giorno, più volte al giorno, fumavo spinelli e consumavo regolarmente tutto il resto. Sono stato male diverse volte, in particolare dopo aver assunto cocktail di sostanze abbinate all’alcol. In alcune occasioni ho perso momentaneamente la vista, non riuscivo a distinguere più niente, vedevo solo rosso. Ho avuto allucinazioni tremende, ho vomitato spesso per intossicazione. Una ragazza a cui avevo ceduto degli acidi ha rischiato di morire: si è salvata dopo un ricovero di tre giorni, in ospedale. Me la sono ritrovata per terra, collassata, col volto cianotico. L’ho soccorsa, è vero, ma niente mi scuoteva, rimanevo un incosciente e un menefreghista. Volevo continuare a sentirmi euforico e riempire quel vuoto che mi attanagliava.</p>
<p>Durante il servizio di leva le cose non sono migliorate. In quel periodo, era il 1993, il servizio militare era obbligatorio e anche in caserma ho continuato la mia <a href="http://montecorriere.wordpress.com/" target="_blank">attività</a>, con la complicità dei commilitoni a cui fornivo le sostanze. Riuscivo sempre a farla franca: avevo soffiate prima dei controlli e facevo sparire la roba in discarica per poi recuperarla. Quando bisognava sottoporsi agli esami delle urine scambiavamo i campioni, non sono mai risultato positivo. In treno, durante un permesso, ho incontrato Manuela. Volevo coinvolgerla nella mia vita di eccessi, ma è stata lei che ha avuto la meglio e mi ha riportato sulla retta via. Per un po’ ho continuato a drogarmi, e a 21 anni ho anche avuto paura, seriamente. Avvertivo dei brividi fortissimi in testa, come scariche elettriche. Per la prima volta mi sono reso conto che l’uso di sostanze rischiava di bruciarmi il cervello.</p>
<p>L’amore di Manuela, la sua fede, hanno lentamente fatto breccia dentro di me. Non mi ero mai innamorato, avevo molte compagne, una marea di rapporti occasionali. Lontanissimo dalla chiesa e dalla preghiera, ho iniziato ad accompagnarla a messa, solo per compiacerla, senza alcun interesse. E dire che bestemmiavo in continuazione e disprezzavo i preti. Nel giro di un anno le cose sono cambiate, ho cominciato a pregare, a riavvicinarmi a Dio. Ho scoperto una forza di volontà che non pensavo di avere e ho smesso di assumere sostanze. A 22 anni la vocazione, leggendo il <a href="http://pellegrinaggi.wordpress.com/" target="_blank">Vangelo</a>: il calore di un abbraccio paterno e una luce piena d’amore. Ho sperimentato una pienezza di gioia traboccante, di contro al paradiso artificiale prodotto dalla droga, e ho scelto di dedicare la mia vita al Signore, come prete di strada. L’incontro con la <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/medjugorje/storia" target="_blank">Comunità Nuovi Orizzonti</a> è stato l’occasione per mettermi a servizio degli ultimi, di testimoniare la gioia autentica, di coinvolgere i giovani, proponendo loro un modo nuovo di intendere la vita. Lontano dall’autodistruzione, in cerca della vera libertà.</p>
<p><em>Don Roberto Dichiera, 37 anni, Roma</em><br />
<em>(testimonianza raccolta da Francesca Turi) </em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilportalecattolico.wordpress.com/414/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilportalecattolico.wordpress.com/414/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilportalecattolico.wordpress.com/414/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilportalecattolico.wordpress.com/414/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilportalecattolico.wordpress.com/414/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilportalecattolico.wordpress.com/414/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilportalecattolico.wordpress.com/414/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilportalecattolico.wordpress.com/414/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilportalecattolico.wordpress.com/414/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilportalecattolico.wordpress.com/414/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilportalecattolico.wordpress.com/414/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilportalecattolico.wordpress.com/414/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilportalecattolico.wordpress.com/414/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilportalecattolico.wordpress.com/414/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilportalecattolico.wordpress.com&amp;blog=29844494&amp;post=414&amp;subd=ilportalecattolico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Cosa ci rende liberi</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 11:38:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilportalecattolico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I diritti umani sono universali e non basta procamarli, occorre garantirli. Da una decina di anni — come suggerisce la legge italiana n. 177 del 2000, che ha istituito il Giorno della Memoria — ricordiamo «l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilportalecattolico.wordpress.com&amp;blog=29844494&amp;post=409&amp;subd=ilportalecattolico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pellegrinaggi.wordpress.com/" target="_blank"><img class="alignleft" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/cultura/2012/019q12-cosa-ci-rende-liberi/019q04a.jpg" alt="" width="134" height="89" /></a>I diritti umani sono universali e non basta procamarli, occorre garantirli. Da una decina di anni — come suggerisce la legge italiana n. 177 del 2000, che ha istituito il Giorno della Memoria — ricordiamo «l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati» (così l’articolo 1).</p>
<p><span id="more-409"></span></p>
<p>Lo facciamo «in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia del nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano più accadere» (articolo 2). Ricordiamo perché — come sta scritto nel lager di Dachau — «coloro che dimenticano il passato sono condannati a ripeterlo». È giusto; ma dobbiamo fare i conti con le trappole della memoria, che sono numerose. La memoria a comando, negazione del ricordo personale; il dovere della memoria, routine burocratica come i nomi delle strade nelle città; la memoria falsa, per nascondere o creare conflitti; quella ufficiale, priva della critica e dell’analisi storica; quella rancorosa, fonte di risentimenti e divisioni, anziché di coesione.</p>
<p>L’eccesso di <a href="http://pellegrinaggi.wordpress.com/" target="_blank">memoria</a> rischia di subordinare il presente al passato, di paralizzare la progettualità verso il futuro; l’inflazione della memoria rischia di cancellare il ricordo, sommergendolo nella moltiplicazione delle celebrazioni. La memoria può diventare un alibi per esorcizzare il futuro: ricordare gli orrori e gli errori di ieri per non affrontare quelli di oggi. Ricordare vuol dire inevitabilmente scegliere: è più giusto ricordare il 27 gennaio 1945 (la fine dell’infamia di Auschwitz), o il 16 ottobre 1943 (la deportazione degli ebrei a Roma), o il 17 novembre 1938 (l’emanazione delle leggi razziali, dopo il censimento degli ebrei e il manifesto sulla razza)?</p>
<p>A seconda della data che scegliamo, mutano i riferimenti alle responsabilità e alle vittime: solo le responsabilità dei nazisti nello sterminio, o anche quelle degli italiani nelle deportazioni? Solo il ricordo degli ebrei, o anche quello dei rom, dei detenuti politici e militari nei lager? La memoria selettiva è inevitabile, ma è parziale. La scelta di una data anziché un’altra, di un evento piuttosto che un altro, non è mai neutrale; ha una forte valenza politica, perché — come dice Orwell — «Chi controlla il passato controlla il futuro; chi controlla il presente controlla il passato». Una legge del 2003 ha integrato la celebrazione del Giorno della Memoria, unificando due prospettive: quella che guarda alla Shoah nella sua unicità e quella che guarda invece alle vittime di tutte le persecuzioni e di tutti i totalitarismi. La legge ha previsto anche l’istituzione di un Museo dell’Ebraismo italiano in Ferrara, cui ci sono affiancate iniziative simili a Roma (con il Museo della Shoah) e a Milano (con il Binario 21 della stazione centrale, da dove partivano i treni della deportazione).</p>
<p>È necessario ricordare le «testimonianze delle vicende che hanno caratterizzato la bimillenaria presenza ebraica in Italia» e «far conoscere la storia, il pensiero e la cultura dell’ebraismo italiano» (così l’articolo 1 della legge). Del resto, il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia è l’occasione per ricordare il contributo fondamentale che l’ebraismo italiano seppe dare alla storia del Paese, in molti campi (culturale, istituzionale, politico, economico e sociale), e al percorso unitario: dalla partecipazione al <a href="http://montecorriere.wordpress.com/" target="_blank">Risorgimento</a> (fu un ufficiale ebreo piemontese a ordinare di aprire il fuoco a Porta Pia), a quella alla Resistenza (non furono pochi gli ebrei antifascisti a combattere e morire come partigiani).</p>
<p>Ma è necessario anche ricostruire il “percorso della memoria”, dedicato «alle testimonianze delle persecuzioni razziali e alla Shoah in Italia», nonché ai «temi della pace e della fratellanza tra i popoli e dell’incontro fra culture e religioni diverse». Il Museo della Shoah è essenziale come momento di incontro tra la memoria e la storia; come strumento di conoscenza, ricerca e approfondimento, per evitare le trappole della memoria. Ad <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/polonia/auschwitz" target="_blank">Auschwit</a>z il trascorrere del tempo rischia di incidere sulla realtà fisica del luogo; di scolorire i segni esterni della banalità e della tragicità del male (le baracche, le valigie, le scarpe, gli occhiali, i capelli); quei segni concreti e visibili di sei milioni di vite, di dignità personali, di individualità, di personalità calpestate.</p>
<p>Si capisce perciò chi — come Marek Halter (ebreo francese di <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/polonia/giovanni-paolo-ii" target="_blank">origine polacca</a>, testimone oculare e superstite) — temeva che la grande celebrazione dei sessant’anni dalla apertura dal campo di Auschwitz potesse costituire la fine del ricordo, il passaggio obbligato dalla memoria alla storia; che la ormai quasi compiuta scomparsa di tutti i salvati, di tutti i “giusti”, possa cancellare ogni traccia di memoria. Si può cercare di evitarlo solo quando il ricordo continua a coinvolgere, come un pugno nello stomaco; quando resta la memoria; quando essa si fa radice e identità e perciò si trasmette fra generazioni: non per mantenere vive separazioni, ma per unire.</p>
<p>Occorre che la memoria — partecipazione del cuore, come dice la parola ricordo, <em>ex-corde</em> — non diventi soltanto storia, espressione solo dell’intelletto e della conoscenza; asettica, astratta, non coinvolgente, per quanto necessaria al fine di evitare le aberrazioni dei revisionismi e dei negazionismi, oggi ricorrenti in varie forme. Fare memoria non è solo un diritto, è un dovere, un atto di giustizia: non perché sia imposta per legge, ma perché il ricordo lo dobbiamo a molti. Prima di tutto, a chi ha sofferto nella Shoah: ai “sommersi”, che possono testimoniare solo più nella nostra memoria; e ai “salvati” che possono ancora aiutarci a costruire quella memoria.</p>
<p>Lo dobbiamo ai “giusti”; ma anche ai tanti fra noi che, sapendo, hanno taciuto o si sono voltati dall’altra parte. Lo dobbiamo a noi stessi; è un fatto essenziale di identità e di consapevolezza che qualche volta ci si deve vergognare della condizione umana. Lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti e ai loro figli e nipoti, perché possano, almeno loro, non dover provare più quella vergogna. La Shoah, la catastrofe, la distruzione, è un unicum irripetibile. Ma le cause e le condizioni in cui e per cui è avvenuta, si ripropongono quotidianamente; anche se con forme diverse, talora più insinuanti e all’apparenza meno pericolose dell’infamia rappresentata dalle leggi razziali (quelle italiane, non solo quelle naziste).</p>
<p>Ecco perché bisogna sempre ricordare. Perché — come scrisse Primo Levi, in <em>Se questo è un uomo</em> (il miglior commento che io conosca all’articolo 3 della Costituzione italiana, secondo cui tutti siamo uguali e abbiamo pari dignità sociale) — «a molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ogni straniero è nemico&#8230; Quando questo avviene, allora, al termine della catena sta il lager»; «è avvenuto, quindi può accadere di nuovo: (&#8230;) e dappertutto». Ecco perché c’è bisogno della casa per costruire e custodire la memoria di tutti e per tutti. Per ricordare — ce ne dimentichiamo troppo facilmente, troppo spesso — che i diritti umani sono universali. Sono indivisibili: esprimono tutti insieme — quelli civili, politici, economici e sociali — la condizione umana. Non basta proclamarli, occorre garantirli a tutti e attuarli concretamente; le Carte solenni di quei diritti sono numerose, ma le loro violazioni quotidiane — nei confronti di molti, di pochi o di singoli — sono molto più numerose.</p>
<p>Per questo, è giusto ricordare il 27 gennaio. Perché, «nel lager, il lavoro rende liberi» (come dice l’infame scritta sul cancello di Auschwitz): ma soltanto di morire; mentre la memoria del lager rende liberi di vivere.</p>
<p>Giovanni Maria Flic da L&#8217;<a href="http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FHome&amp;last=false&amp;locale=it" target="_blank">Osservatore Romano</a></p>
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		<title>Don Bosco e i centri commerciali</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 09:35:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilportalecattolico.files.wordpress.com/2012/01/centro-commerciale.jpg" target="_blank"><img class="alignleft  wp-image-405" title="centro-commerciale" src="http://ilportalecattolico.files.wordpress.com/2012/01/centro-commerciale.jpg?w=139&#038;h=104" alt="" width="139" height="104" /></a>La nuova evangelizzazione passa anche dai centri commerciali. E don Bosco oggi, forse, andrebbe per negozi e paninoteche in cerca dei “suoi” ragazzi. Moderni templi laici dedicati al denaro e alle merci che costellano le periferie delle città, i centri commerciali sono ormai diventati anche luoghi d’incontro e di svago. Spazi che via via, in buona sostanza, hanno preso il posto delle piazze, dei circoli, dei muretti di una volta. Una realtà che certamente non può essere ignorata da chi ha responsabilità pastorali.</p>
<p><span id="more-404"></span></p>
<p>Prima di Natale l’arcivescovo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Fisichella" target="_blank">Rino Fisichella</a>, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, ha celebrato la messa in uno dei più grandi centri commerciali di Roma. E ieri, 3 gennaio, monsignor <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Nosiglia" target="_blank">Cesare Nosiglia</a>, arcivescovo di Torino, città culla del carisma salesiano, ha lanciato l’idea di aprire degli oratori all’interno di questi spazi formalmente dedicati al consumo.</p>
<p>Se non si vuole che quello della nuova evangelizzazione diventi solo un vuoto slogan occorre definire anche «nuove forme di pastorale d’ambiente», ha commentato a «L’Osservatore Romano» l’arcivescovo Fisichella, che per i prossimi giorni — il 9 gennaio — ha convocato in <a href="http://pellegrinaggi.wordpress.com/2011/02/18/medjugorje-1991-2011-venti-anni-dalla-dichiarazione-di-zara/" target="_blank">Vaticano</a> il secondo incontro degli arcivescovi e dei responsabili di «missione metropoli», il progetto pastorale cui hanno aderito dodici grandi città del vecchio continente, tra cui, unica italiana, anche Torino. «Oggi il centro commerciale è uno spazio vissuto da famiglie e giovani, non più solo un luogo dove si vende e si compra. E in certi momenti dell’anno, penso soprattutto all’estate, diventa anche un luogo di ritrovo per chi resta in città, per chi non può permettersi di andare in vacanza. È naturale che l’evangelizzazione entri in questi ambienti». Una pastorale d’ambiente che certamente non sostituisce o non si pone in alternativa con quella delle parrocchie.</p>
<p>Anzi. «Ogni centro commerciale si trova all’interno di un territorio della parrocchia. Sono spazi di nuova evangelizzazione che i parroci non possono ignorare. È un’esperienza — ha continuato monsignor Fisichella — che ho fatto anch’io a <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/italia/roma" target="_blank">Roma</a>, l’ultima domenica prima di <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/terra-santa/la-custodia" target="_blank">Natale</a>, invitato dal parroco della zona in cui ricade un grande centro commerciale. Ho incontrato tanta gente che passeggiava per i negozi. E poi ho celebrato la messa». Del resto, oggi il centro commerciale non è poi tanto diverso dall’agorà dei tempi di <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/turchia/san-paolo" target="_blank">san Paolo</a>. «L’apostolo delle Genti passeggiando per le vie di Atene trovava molti altari eretti agli dei. Tra di essi anche quello al “Dio ignoto”. Incontrando i filosofi Paolo annuncia di essere venuto a portargli proprio il Dio che non conoscono. E il luccichio dei centri commerciali potrebbe illudere le persone di riuscire a scacciare i loro problemi. Ma non è così. Gli uomini hanno tutti nel cuore la nostalgia di Dio e vanno sempre alla sua ricerca».</p>
<p>Ed è su questa linea che si colloca anche l’iniziativa lanciata dall’arcivescovo di Torino in occasione della presentazione della lettera pastorale per il nuovo anno. Inviata a cento personalità della città, la lettera — che ha riscosso l’apprezzamento del sindaco, Piero Fassino — affronta «i problemi e le urgenze della società piemontese» e invita «a ritrovare le motivazioni ideali e le vie operative per affrontarli» a partire da alcune questioni centrali: il lavoro, i giovani e l’immigrazione. Tuttavia, viene sottolineato, il tema della crisi economica non può assorbire tutto. E, soprattutto, non può mettere il silenziatore al bisogno più profondo che alberga nel cuore di ogni persona. «Non vorrei — si sottolinea nella lettera — che il tema dei giovani si riducesse al “trovare lavoro”. La loro fragilità ha svariate cause: ruoli familiari materni e paterni indeboliti, merito disconosciuto, cultura nichilista e consumista che elimina il senso del limite, assenza di una dimensione religiosa». Per questo, afferma l’arcivescovo Nosiglia, «credo che sia necessario riannodare i fili del dialogo fra le generazioni». E anche la <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/medjugorje/il-parere-della-chiesa" target="_blank">Chiesa</a> deve con coraggio camminare su nuovi sentieri e imboccare strade sin qui inedite. «Forse dovremmo davvero aprire i nostri oratori anche nei centri commerciali e nei luoghi di divertimento, o proporre servizi educativi realizzabili in forma cooperativa anche presso locali di oratori o di congregazioni religiose».</p>
<p>Insomma, «occorre dimostrare in forme efficaci ai giovani che si crede nelle loro capacità e creatività, che il mondo degli adulti ha fiducia in loro non solo a parole ma con mirate scelte politiche, economiche e culturali. Questa è anche l’unica via per richiamarli alla loro responsabilità sul futuro, perché vivano da protagonisti e non assumano il disagio generazionale o la precarietà di vita e occupazionale come alibi per il disimpegno». In questo senso — ha spiegato Nosiglia — anche gli oratori nei centri commerciali sono il segno di una Chiesa che «deve farsi più missionaria», di una comunità che «sa investirsi della realtà concreta» e quindi «va incontro ai giovani là dove si trovano». Infatti, «quando incontro i giovani, essi mi dicono spesso di sentire la Chiesa troppo distante. Mi ringraziano non tanto per quello che dico, ma per essere andato a incontrarli».</p>
<div>Fabrizio Contessa &#8211; <a href="http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/index.html" target="_blank">L&#8217;Osservatore Romano</a></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilportalecattolico.wordpress.com/404/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilportalecattolico.wordpress.com/404/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilportalecattolico.wordpress.com/404/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilportalecattolico.wordpress.com/404/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilportalecattolico.wordpress.com/404/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilportalecattolico.wordpress.com/404/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilportalecattolico.wordpress.com/404/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilportalecattolico.wordpress.com/404/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilportalecattolico.wordpress.com/404/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilportalecattolico.wordpress.com/404/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilportalecattolico.wordpress.com/404/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilportalecattolico.wordpress.com/404/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilportalecattolico.wordpress.com/404/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilportalecattolico.wordpress.com/404/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilportalecattolico.wordpress.com&amp;blog=29844494&amp;post=404&amp;subd=ilportalecattolico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;esperienza di Mohamed</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 16:37:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il presepe rende felici i bambini di ogni religione: ecco la storia di Mohamed, bambino decenne musulmano che non vuole che gli sia negata la gioia del presepe. Ma c’è anche il pericolo è che i bambini che si vedono negare il Natale scarichino la loro ira proprio sui piccoli musulmani “A me piace Natale, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilportalecattolico.wordpress.com&amp;blog=29844494&amp;post=398&amp;subd=ilportalecattolico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<div><em><a href="http://ilportalecattolico.files.wordpress.com/2011/12/gesubambinoconpecore.gif"><img class="wp-image-399 alignleft" title="gesubambinoconpecore" src="http://ilportalecattolico.files.wordpress.com/2011/12/gesubambinoconpecore.gif?w=174&#038;h=78" alt="" width="174" height="78" /></a></em>Il presepe rende felici i bambini di ogni religione: ecco la storia di Mohamed, bambino decenne musulmano che non vuole che gli sia negata la gioia del presepe. Ma c’è anche il pericolo è che i bambini che si vedono negare il Natale scarichino la loro ira proprio sui piccoli musulmani</div>
<div><span id="more-398"></span></div>
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<p>“A me piace <a href="http://pellegrinaggi.wordpress.com/2010/12/27/a-natale-nasce-cappuccetto-rosso/" target="_blank">Natale</a>, mi è simpatico il Bambinello”. A dire queste cose è Mohamed Venez-Janii, bambino musulmano di dieci anni il quale si lamenta del fatto che, “per non offendere” non si festeggia più il Natale. Lo sfogo di Mohamed è stato ripreso dal noto intellettuale Marcello Veneziani su <em>Il Giornale </em>del 22 dicembre. Mohamed, dieci anni, mostra il buonsenso tipico dei bambini che già Hans Christian Andersen mise in evidenza nell’indimenticabile fiaba <em>I vestiti nuovi dell’imperatore</em>. Anche Mohamed, come il bambino di Andersen, dice che l’imperatore è nudo: “Stamattina ero contento di andare a scuola perché dovevamo andare a vedere il presepe e a festeggiare con i canti di Natale. Invece stamattina la maestra ha detto che per rispetto nei miei confronti si resta in classe e non si festeggia Natale.</p>
<p><a href="http://pellegrinaggi.wordpress.com/2010/12/27/a-natale-nasce-cappuccetto-rosso/" target="_blank">Gesù Bambino</a> è troppo offensivo per noi islamici, ha detto, la Madonna vergine, devota e madre, è un insulto ai diritti delle donne, i Re Magi sono tre offese alla Costituzione repubblicana, gli Angeli sono una presa in giro dei trans, il bue e l’asinello sono un’offesa ai diritti degli animali ridotti a termosifoni della grotta, e il panettone è un insulto consumista alla fame nel mondo. Ma il Natale tutto, ha detto, mortifica quelli come me, che non sono cristiani, ci offende e ci prende pure in giro perché ci riduce nel presepe a beduini, pastori e cammellieri. Ma la maestra non sa che per noi islamici beduini non è un’offesa, e nemmeno pastori e cammellieri. Mio zio è cammelliere e ha pure le capre e io da grande volevo fare il beduino. Comunque Natale non si festeggia per rispetto mio.”</p>
<p>Mohamed ridicolizza anche la festa delle luci: “La maestra della classe a fianco, più furba, ha trasformato il Natale in festa della luce: io non lo so, perché vengo da lontano, ma forse a Natale si festeggia la santa natività dell’Enel”. Questa frase di Mohamed, da sola, è meglio di mille analisi dotte, comprese anche quelle che ha fatto anche il sottoscritto. Ma la situazione ha anche dei risvolti che dovrebbero far riflettere. Mohamed mette in chiaro che tutto questo non aiuta per nulla l’integrazione. Tutt’altro. Perché Mohamed si sente detestato proprio per questo: “Dicono che vengo dalla Rabbia saudita. Non mi invitano più alle feste perché pensano che io sono contrario e gliela tiro. Vedono me, mia madre Fatima e mio padre Alì, come guastafeste e anche un poco terroristi”.</p>
<p>Ecco come il politicamente corretto aiuta l’integrazione. Ma Mohamed vuole il Natale. Lo dice chiaramente: “A me piace Natale e a casa mia di solito a <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/terra-santa/la-storia" target="_blank">Natale</a> si mangia l’Agnellone perché pure per noi è una mezza festa, mi è simpatico il Bambinello, la gente intorno al presepe e tutta delle parti mie, nemmeno un padano o un inglese. Tutti mediorientali come me.”. E dice chiaramente “questa storia che si deve rispettare me che sono islamico mi ha stufato”. Mohamed prende di petto anche la questione del Crocifisso. La maestra aveva detto che “quel segno lì, sperduto sul muro a fianco alla lavagna, che non avevo mai notato, offendeva me”. Mohamed ha detto che gli dispiaceva “vedere quel poveretto magro magro e già sofferente, pieno di sangue e con quei chiodi conficcati nelle mani e nei piedi, finire in una busta di plastica”. E allora i bambini isolano Mohamed: “I miei amici dicevano: ma che ti ha fatto Gesù Cristo, che ha fatto alla tua famiglia? E io non sapevo cosa dire perché non mi aveva fatto niente, non mi offendeva affatto, mi faceva pena. Mio padre ne aveva parlato bene, diceva che era un profeta”.</p>
<p>Questo mostra anche l’ignoranza delle maestre: Gesù Cristo e <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/medjugorje/fisionomia-di-maria" target="_blank">Maria</a> sono venerati anche dai musulmani. Ma mostra anche un risvolto pericoloso: il negare il Natale ai bambini per un presunto rispetto per i musulmani non porta integrazione: anzi, i bambini che si vedono negare il Natale, il presepe e i canti (che pure Mohamed voleva: “Non vi dico la rabbia che mi ha preso quando ci ha detto (la maestra, ndr.)  che non si andava più a cantare ‘tu scendi dalle stelle’ e non si mangiava più il panettone per rispetto di noi islamici”) possono scaricare la loro rabbia sul piccolo e incolpevole bambino musulmano.</p>
<p>Come diceva il bambino reso immortale da Andersen “il re è nudo”</p>
<p><strong><em>Andrea Sartori</em></strong></p>
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		<title>VII Incontro Mondiale delle Famiglie</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 10:09:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli Incontri Mondiali sono stati avviati, per desiderio del Servo di Dio Giovanni Paolo II, in occasione dell’Anno Internazionale della Famiglia nel 1994. &#8220;Il prossimo Incontro Mondiale delle Famiglie costituisce un&#8217;occasione privilegiata per ripensare il lavoro e la festa nella prospettiva di una famiglia unita e aperta alla vita, ben inserita nella società e nella [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilportalecattolico.wordpress.com&amp;blog=29844494&amp;post=376&amp;subd=ilportalecattolico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="contents">
<p><a href="http://ilportalecattolico.files.wordpress.com/2011/12/logo-natale-21.jpg" target="_blank"><img class="alignleft  wp-image-380" title="logo-natale-2" src="http://ilportalecattolico.files.wordpress.com/2011/12/logo-natale-21.jpg?w=127&#038;h=163" alt="" width="127" height="163" /></a>Gli Incontri Mondiali sono stati avviati, per desiderio del Servo di Dio Giovanni Paolo II, in occasione dell’Anno Internazionale della Famiglia nel 1994. &#8220;Il prossimo <a href="http://www.family2012.com/index.php" target="_blank">Incontro Mondiale delle Famiglie</a> costituisce un&#8217;occasione privilegiata per ripensare il lavoro e la festa nella prospettiva di una famiglia unita e aperta alla vita, ben inserita nella società e nella <a href="http://pellegrinaggi.wordpress.com/2011/05/06/folgorata-da-maria-a-medjugorje/" target="_blank">Chiesa</a>, attenta alla qualità delle relazioni oltre che all&#8217;economia dello stesso nucleo familiare.&#8221;<br />
BENEDETTO XVI</p>
<h2></h2>
<p><span id="more-376"></span></p>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Struttura</strong></p>
<p>Si tratta di una festa delle famiglie e costituisce un’occasione particolare di arricchimento per molte persone attraverso lo scambio reciproco che permette di attualizzare i temi legati alla famiglia e di rilanciare la pastorale familiare.</p>
<p>E’ anche una grande opportunità per diffondere una nuova cultura della famiglia.</p>
<p>L’Incontro tradizionalmente consta di tre momenti:</p>
<ul>
<li>un previo Congresso teologico-pastorale della durata di due o tre giorni</li>
<li>una celebrazione festiva nel corso della quale vengono solitamente offerte delle testimonianze nel contesto della preghiera per la famiglia. In varie occasioni è stato presente il Santo Padre;</li>
<li>una solenne Concelebrazione eucaristica conclusiva che normalmente è presieduta dal Papa.</li>
</ul>
<p><strong>Il logo pone al centro l&#8217;immagina stilizzata del Duomo</strong></p>
<p>Questa scelta da un lato identifica il luogo ove avverrà il VII Incontro mondiale delle famiglie, dall’altro sta a rappresentare l’abbraccio di <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/medjugorje/fisionomia-di-maria" target="_blank">Maria</a> Nascente alle famiglie che da tutto il mondo raggiungeranno Milano.</p>
<p>La famiglia si staglia davanti alla cattedrale ed è la cattedrale stessa a racchiudere e definire le figure delle persone.</p>
<p>Ciò sta a rappresentare come la fede sia la guida affinché la famiglia possa sviluppare al suo interno tutti i valori cristiani e umani.</p>
<p>Le linee che definiscono il Duomo richiamano alla mente anche il lavoro: paiono lo skyline di una città operosa, dove emergono le ciminiere di fabbriche nel pieno della loro attività.</p>
<p>L’atteggiamento gioioso dei componenti della famiglia descrive un’occasione di festa, le braccia tese l’una verso l’altra parlano di felicità e unione. E i colori che compongono la cattedrale disegnano un evento il cui orizzonte è il mondo intero.</p>
<p><strong>Temi delle edizioni precedenti</strong></p>
<div id="contents">
<ul>
<li>Roma, 1994 &#8211; Anno della Famiglia nella Chiesa<br />
<em>La famiglia, cuore della civiltà dell’amore</em></li>
<li>Rio de Janeiro, 1997<br />
<em>La famiglia: dono e impegno, speranza dell’umanità</em></li>
<li>Roma, 2000, nel contesto del Grande Giubileo-Giubileo delle Famiglie<br />
<em>I figli, primavera della famiglia e della società</em></li>
<li>Manila, 2003<br />
<em>La famiglia cristiana: una buona novella per il terzo millennio</em></li>
<li>Valencia, 2006<br />
<em>La trasmissione della fede nella famiglia</em></li>
<li>Città del Messico, 2009<br />
<em>La famiglia, formatrice ai valori umani e cristiani</em></li>
</ul>
</div>
</div>
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		<title>L&#8217;attacco alla Chiesa sull&#8217;Ici si ritorce contro i meno abbienti</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 09:52:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilportalecattolico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vari]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando sente parlare di Chiesa che non pagherebbe l’Ici, a fratel Carlo Conti quasi scappa da ridere. Un riso amaro, naturalmente. Perché a chi, come lui, ogni anno versa nelle casse del Comune di Roma circa 90mila euro, in ottemperanza alle norme su quella che un tempo era l’Imposta comunale sugli immobili e ora sta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilportalecattolico.wordpress.com&amp;blog=29844494&amp;post=372&amp;subd=ilportalecattolico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="ctl00_PlaceHolderMain_ctl00_ctl10__ControlWrapper_RichHtmlField"><a href="http://pellegrinaggi.wordpress.com/" target="_blank"><img class="alignleft  wp-image-373" title="chiesa_cattolica_italiana1" src="http://ilportalecattolico.files.wordpress.com/2011/12/chiesa_cattolica_italiana1.jpg?w=127&#038;h=61" alt="" width="127" height="61" /></a>Quando sente parlare di Chiesa che non pagherebbe l’Ici, a fratel Carlo Conti quasi scappa da ridere. Un riso amaro, naturalmente. Perché a chi, come lui, ogni anno versa nelle casse del Comune di Roma circa 90mila euro, in ottemperanza alle norme su quella che un tempo era l’Imposta comunale sugli immobili e ora sta per diventare Imu, quelle false accuse rischiano di aggiungere la classica beffa al “danno”.</div>
<div><span id="more-372"></span><br />
Fratel Carlo Conti è l’economo della Congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane, l’ordine religioso fondato nel 1680 da <a href="http://pellegrinaggi.wordpress.com/riscontri-pellegrinaggio/" target="_blank">San Giovanni Battista de La Salle</a> che fin dall’origine opera nel mondo dell’istruzione. E a Roma, più precisamente nella centralissima Piazza di Spagna, i lasalliani hanno una delle loro scuole più prestigiose, l’Istituto De Merode, insieme con altre proprietà. «Naturalmente – spiega il religioso – per l’unità immobiliare che ospita la scuola, attività esente dall’Ici, non paghiamo nulla. Ma per le altre unità osserviamo scrupolosamente la legge».</p>
<p>Gli altri immobili sono un piccolo albergo e alcuni locali dati in affitto a uno studio di progettazione ingegneristica di un’impresa edile. Risultato, ai fini dell’Ici, i 90mila euro di cui sopra. «Mi dispiace che chi ha lanciato questa campagna denigratoria contro la <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/medjugorje/il-parere-della-chiesa" target="_blank">Chiesa</a>, parli senza conoscere i fatti – afferma fratel Carlo –. Noi l’Ici la paghiamo secondo quanto stabilito dalle norme vigenti. Se poi c’è qualcuno che, spinto da uno spirito laicista, vuole cambiare le regole, cancellando alcune o addirittura tutte le aree di esenzione oggi esistenti, sappia che questo andrà a discapito dei più poveri».</p>
<p>L’affermazione di fratel Conti potrebbe suonare sorprendente, soprattutto considerando che il De Merode viene comunemente etichettato come una «scuola per ricchi» e gli altri immobili si trovano in una delle zone più “in” di <a href="http://www.viaggiepellegrinaggi.net/italia/roma" target="_blank">Roma</a>. Ma questo è il classico caso in cui bisogna saper andare oltre le apparenze e guardare il quadro nel suo complesso. Con i suoi 800 alunni distribuiti tra elementari, medie, liceo classico liceo scientifico, il De Merode è infatti il capofila economico del sistema scolastico lasalliano, che comprende una quindicina di istituti in tutta Italia. «Gli utili della scuola di piazza di Spagna – sottolinea l’economo – vengono reinvestiti per sostenere l’attività di altre strutture educative, che accolgono allievi provenienti da famiglie disagiate, svolgendo così un servizio sociale di grande utilità».</p>
<p>È il caso, ad esempio, della Comunità di inserimento &#8220;Casarcobaleno&#8221; di Scampia, a Napoli, dove al pomeriggio bambini e ragazzi che altrimenti starebbero per strada (con tutti i pericoli conseguenti) vengono assistiti gratuitamente per fare i compiti. Oppure della scuola materna, elementare e media gestita dai Lasalliani ad Acireale e aperta agli scolari segnalati dal comune o dai centri di assistenza sociale. Ma la mappa completa è molto più ampia e comprende anche una scuola di Pompei, il centro giovanile di Regalbuto in provincia di Enna, la Casa del Fanciullo di Monserrato , nei pressi di Cagliari, e altri istituti. I bambini, gli adolescenti e i giovani che frequentano queste strutture (spesso gratuitamente o pagando rette molto basse) lo possono fare anche perché esiste il De Merode di piazza di Spagna.</p>
<p>Ecco perché, sottolinea fratel Conti, l’attacco alla Chiesa sull’Ici rischia di ritorcersi contro i meno abbienti. «Pensate a quali conseguenze porterebbe – afferma infatti il religioso – la chiusura delle nostre scuole. Sarebbe un danno per la società civile, dato che dovremmo licenziare professori e personale non docente, e anche per lo Stato, che dovrebbe assicurare l’istruzione anche agli allievi provenienti dalle scuole chiuse». Così, dunque, le apparenze rivelano la reale sostanza. E fratel Conti aggiunge un’ultima annotazione: «Noi continuiamo a credere nell’educazione. E se davvero volessimo fare business, in piazza di Spagna a Roma non ci faremmo una scuola».</p></div>
<p>Mimmo Muolo &#8211; da <a href="http://www.avvenire.it/Pagine/default.aspx" target="_blank">L&#8217;AVVENIRE</a></p>
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